“EASTER EGG” – Come Ready Player One ha dipinto una generazione

 

Siamo nel 2045. La Terra è sovrappopolata. L’industria dei videogiochi è più attiva che mai e purtroppo quel cancro che è la chat di Twitch esiste ancora. 

 

ATTENZIONE, SPOILER

Oh, no! Il seguente articolo contiene spoiler, e tu ci hai appena cliccato! Ma non temere, puoi rimediare all’errore semplicemente chiudendo questa pagina e tornando a quello che stavi facendo prima. Se invece sei conscio dei rischi e vuoi perseverare nella lettura, accetti i seguenti punti della mia policy sugli spoiler:

1~ Io ti ho avvisato.

2~ Da qui in poi sono solo cazzi tuoi.

FAI LA SCELTA GIUSTA

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Vi ricordate i tempi in cui i nerd erano una minoranza?

Bene, dimenticateveli.

Ora viviamo i tempi in cui passarsi i sabati sera a giocare ai videogame è una cosa normale. Se questo sia un bene o un male non lo so, ma una cosa è certa: già solo fino a dieci anni fa termini come loggare, killare e droppare erano parole arcane e accessibili a pochi eletti.

Adesso invece la cosiddetta “cultura nerd” è mainstream, e Steven Spielberg ce lo conferma ufficialmente col suo nuovo film, un’opera adatta ai nerd ma anche a chi di gaming, giochi di ruolo, manga e comics non ne sa assolutamente nulla.

 

READY PLAYER ONE, LA TRAMA

Il film è ambientato nel 2045, in una distopia in cui la principale valvola di sfogo dell’umanità è un gioco a realtà virtuale di nome Oasis. Il protagonista di questa storia è Wade Watts, un ragazzo normale, nella media, il tipo di eroe che di questi tempi va per la maggiore. Ci piace vedere un apparente sfigato che alla fine ce la fa, perchè ci immedesimiamo in lui.

Quando logga su Oasis, il nostro eroe si trasforma in Parzival, ovvero il suo avatar virtuale. Lo scopo di ogni giocatore di Oasis è completare tre sfide ritenute pressochè impossibili e ottenere l’Easter Egg finale del gioco, che garantirebbe il possesso di Oasis stesso, consentendo al suo possessore di diventare uno degli uomini più ricchi del pianeta.

Il premio è talmente ambito che persino una multinazionale malvagia sguinzaglia i suoi minion dentro il gioco per completare le sfide.

Perchè sì, il capitalismo è cattivo solo nelle opere di finzione.

 

 

Ecco a voi il camion da gaming

 

UNA TRAMA SCONTATA?

Nel corso della sua avventura, Parzival sottolineerà più volte come lui non appartenga a nessun clan, ma alla fine riesce a superare ogni ostacolo solo grazie ai suoi amici e alla ragazza di cui si innamora in game, che casualmente in real vive a pochi passi da lui.

Quindi abbiamo un eroe nella media, un’eroina carina, degli amici fidati, una missione impossibile e una multinazionale da sconfiggere.

Cosa potrebbe andare storto?

Nulla, difatti la trama si intreccia e si sbroglia nel modo più semplice e prevedibile possibile. Gli sviluppi interessanti forse sono appena uno o due, ed è questa la principale critica mossa nei confronti del film: le troppe differenze di trama rispetto al libro.

Io il libro non l’ho mai letto, le uniche cose che so le conosco grazie a degli amici che mi hanno raccontato di come la trama e i personaggi siano più profondi, senza contare gli innumerevoli riferimenti ad altre opere in più rispetto a quelli del film.

Sapete qual è la cosa buffa?

Che tutto ciò non è necessariamente un difetto.

 

LIBRO vs FILM

Poco sopra ho scritto che il libro non l’ho mai letto, e per l’appunto non farò un confronto diretto fra le due opere. Voglio solo esporre una riflessione sul processo creativo che sintetizza la profondità di un libro in due ore di film.

Partiamo dal presupposto che, per contratto, l’autore del libro di Ready Player One, Ernest Cline, ha partecipato alla realizzazione del film in qualità di co-sceneggiatore. Già solo questo può farci capire come tutto o quasi quello che abbiamo visto sul grande schermo fosse approvato dall’autore originale dell’opera.

La variante più grande fra un libro e un film, a prescindere dal tipo di opera, è sopratutto il tipo di pubblico verso cui ci si vuole indirizzare. Questo per un motivo intrinseco: il libro dev’essere letto e compreso, ed è una cosa che non tutti hanno la voglia di fare. Il film invece è più semplice da assimilare, perchè basta guardarlo, e puoi farlo comodamente durante una serata con amici. Per questo motivo il libro può essere rivolto ad una nicchia di pubblico precisa, mentre il film deve accontentare più o meno i gusti di tutti.

Per farla breve, il libro è un tipo di arte di nicchia, il film è un tipo di arte estremamente mainstream. Il tutto chiaramente in relazione al genere di libro o film.

Già solo questo motivo basta a far capire come molti sviluppi di trama siano stati modificati, come per esempio la prima sfida che da puzzle incentrato su vecchi videogiochi degli anni ’80 diventa una semplice gara automobilistica; più comprensibile da un pubblico vasto e al tempo stesso più spettacolare.

 

Durante la corsa, Art3mis pilota la moto di Kaneda di Akira

 

COME UNA FAVOLA

Il fatto che la trama di Ready Player One abbia un intreccio semplice e prevedibile non è necessariamente un difetto.

La struttura ricorda quella di una favola: protagonisti normali, vicende e sviluppi semplici, ma il tutto con una morale finale da comprendere. Niente di complicato chiaramente, ma proprio qui sta il senso di questo tipo di narrazione: far passare un concetto al pubblico, nel modo più semplice e al tempo stesso creativo possibile.

Alla fine della sua avventura, Parzival trova l’Easter Egg, che in superficie è semplicemente la ricchezza, ma in profondità è qualcosa di molto di più.

Ovvero la realtà.

Quella che non solo nel mondo fittizio di Ready Player One, ma anche nel nostro è sempre più difficile da accettare. Tutti a volte vorremmo solo scappare, rifugiarci in qualcosa di più bello e accogliente, come ad esempio un videogioco che possa farci dimenticare il mondo esterno anche solo per qualche ora.

Ma quello che vogliono insegnarci Ernest Cline e Steven Spielberg è proprio che invece la realtà è l’unica avventura che vale davvero la pena di vivere, sopratutto di questi tempi, dove in troppi vivono i momenti migliori della loro vita attraverso uno smartphone.

Sono uscito dal cinema con la consapevolezza che Ready Player One non solo è un bel film, ma è anche una di quelle opere che vuole provare a dipingere una generazione, partendo dai difetti che la caratterizzano e finendo col proporre un insegnamento per noi giovani:

Affidarsi alla tecnologia con moderazione.

Voto finale: 8/10

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