I 6 motivi per cui non paghi Spotify Premium

 

 

7 marzo 2018.

L’umanità si ritrova a dover affrontare una catastrofe su scala globale.

Spotify, il popolare servizio di streaming audio, decide di bloccare tutte le app crackate. Non gli account, solo le app: un po’ come quando in Skyrim ti beccano a rubare ma non chiamano le guardie.

Una crisi simile non si vedeva dai tempi di Megaupload. La prima reazione è cercare altri apk crackati, ma nessuno pare funzionare. Presi dallo sconforto, i più temerari si abbandonano alla disperazione.

 

TIPO LUI

 

Così mi sono fermato un attimo a riflettere.

Perchè dieci euro per Spotify sembrano una cifra così immensa? Centoventi euro all’anno per ascoltare quasi tutta la musica esistente potrebbe sembrare un affare per qualcuno, ma evidentemente non per tutti.

 

E DUNQUE ANDIAMO A ESPORRE I SEI MOTIVI PER CUI NON VOGLIAMO PAGARE SPOTIFY PREMIUM.

 

1 ~SPOTIFY NON OFFRE LO STREAMING AUDIO LOSSLESS

Vi spiego brevemente la differenza, in termini di audio, fra lossless è lossy.

Se fai parte di quella cerchia di persone che non sopporta le spiegazioni, salta al grassettato più sotto.

Il più grande ostacolo per il passaggio del consumo di musica dall’analogico al digitale è stato il peso dei singoli file. Un disco di dieci tracce esportato in formato .wav sul computer può pesare anche cinquecento megabyte; se contiamo che i lettori di musica digitale a quei tempi supportavano al massimo due gigabyte, capiamo come fosse un problema non da poco.

Il tutto si è risolto con l’invenzione dei formati detti “lossy”, cioè a perdita di dati. Comprimendo e tagliando dalla gamma di frequenze poco udibili dall’orecchio umano si è trovato il modo di diminuire considerevolmente il peso dei file.

Così sono nati i formati audio più utilizzati, come il .mp3 o il vorbis, quest’ultimo usato da Spotify.

Per chi non ha voglia di leggere, i formati lossless pesano un casino di megabyte e non li salveresti mai sul cellulare, i lossy sono gli mp3 che pesano pochissimo.

L’alibi che sento più spesso per non pagare Spotify Premium è che “se offrisse uno streaming audio lossless lo starei già pagando”.

PECCATO CHE SIA UN POCHINO UNA CAZZATA

Innanzitutto, streaming lossless significherebbe immenso utilizzo di dati, senza contare che per permetterselo servirebbero delle connessioni molto più veloci di quelle che si usano adesso.

Inoltre, l’ascoltatore medio si ascolta la musica dalle casse schifose del cellulare o sulle cuffiette da dieci euro della sony, quelle rosa che non hanno niente a che vedere con la qualità audio.

 

IN SOSTANZA, L’UMANITÀ NON È PRONTA PER IL LOSSLESS.

 

2~ LA QUALITÀ AUDIO NON È PERCEPIBILE COME QUELLA VIDEO

Gli utenti di Spotify Premium hanno accesso ad una qualità audio più alta rispetto ai comuni mortali.

Se la qualità video è qualcosa di percepibile subito ad impatto visivo, lo stesso non vale per quella audio. Per questo i tentativi di Spotify di usare la qualità superiore come motivo per vendere le iscrizioni premium sono pressochè superflui, perchè in pochissimi se ne accorgerebbero.

Inoltre, la qualità deve andare di pari passo col dispositivo che si usa, altrimenti è come pretendere di avere la qualità video 4k sul televisore degli anni ’70 di mio nonno.

Tuttavia, il fantasma della qualità audio è ben radicato negli ascoltatori. Per questo motivo tanti pretendono il lossless, o per lo stesso motivo tanti credono alla superiorità assoluta del vinile.

 

MA QUESTA È UN’ALTRA STORIA.

 

3~ NELL’IMMAGINARIO COMUNE, LA MUSICA NON È UNA PROFESSIONE

Quando ho intrapreso la strada del libero professionismo nel campo del suono, la prima cosa che ho imparato dagli addetti ai lavori più esperti di me è che quella del fonico o del produttore musicale non è una professione riconosciuta in Italia.

Nell’immaginario comune chi si occupa del suono non fa un cazzo, e ufficialmente il fonico è un semplice operaio.

Secondo questa logica, tutta la musica che ascoltiamo e i suoni che sentiamo nelle trasmissioni tv vengono generati dal nulla, senza alcuno sforzo.

Se questo è il pensiero comune, non c’è da stupirsi che la musica venga vista come qualcosa che non valga la pena pagare.

 

PERCHÈ NON SI COMPRENDE IL LAVORO CHE C’È DIETRO.

 

4~ IL DOWNLOAD ILLEGALE CI HA EDUCATI MALE

Se il servizio premium costasse la metà, state pur certi che le apk craccate sarebbero comunque molto popolari.

La mia generazione è cresciuta col download illegale, i più giovani invece ci sono nati. Se sin da ragazzo sei educato che puoi scaricare la musica in pochi secondi senza sforzi, non sarai abituato a pagarla e la vedrai come un costo superfluo.

Lo stesso per esempio non vale per lo streaming video.

Quando ero ragazzino, per scaricare un film da eMule servivano tre giorni di download ininterrotto, e magari alla fine ti ritrovavi pure un porno francese di dubbia qualità invece del film che volevi. Tutta questa fatica era ovviabile spendendo semplicemente dieci euro di cinema, senza contare che oltre al film ti passi una bella serata con amici.

Tutt’oggi scaricare un file mp3 è questione di pochi secondi, mentre un film a seconda della connessione può richiedere anche un’ora di download. Questa semplice differenza di peso ci giustifica meglio la spesa dello streaming video.

Tipo Netflix.

 

CHE POI PER DIVERSI MOTIVI COSTA PURE DI MENO

 

5~ IL SERVIZIO FAMILY NON FUNZIONA COME DOVREBBE

Quando rivelo ai miei amici l’arcana esistenza di Spotify Family, dapprima nessuno ci crede.

Non è un caso: Spotify non lo menziona mai nelle sue pubblicità. Il servizio di per sè molto conveniente, quindici euro al mese di spesa condivisibile fra ben sei account. Di fatto, se la cosa funzionasse come dovrebbe sarebbero due euro e cinquanta al mese per avere l’immenso catalogo musicale di Spotify alla qualità migliore possibile.

PERÒ.

C’È UN PERÒ.

La clausola per usufruire di Spotify Family è che gli account che condividono la spesa debbano abitare sotto lo stesso tetto.

Prima ancora di chiedersi se ci sia un modo per aggirare il problema, l’utente è portato a fregarsene e scaricare la apk craccata.

In buona sostanza, il servizio family va migliorato.

 

IL RAGAZZO È INTELLIGENTE MA NON SI APPLICA.

 

6~ SPOTIFY DESKTOP NON HA LE RESTRIZIONI DELL’APP SU SMARTPHONE

E questo è il motivo per cui io stesso non ho bisogno di pagare il servizio premium.

L’app di Spotify su Smartphone ha tantissime limitazioni, ed è il motivo per cui fino a pochi mesi fa non lo usavo; credevo che valessero anche per la versione desktop.

Successivamente ho scoperto quasi per caso che queste limitazioni non esistono sulla versione desktop, motivo per cui alla fine l’ho installato solo sul computer.

Questo dislivello di servizio fra i vari dispositivi per assurdo disincentiva a passare al servizio premium, proprio perchè io ad esempio non ne sento il bisogno, avendo un app che già mi offre tutto senza pagarla.

 


PERCHÈ PROPRIO SPOTIFY E NON ALTRI SERVIZI DI STREAMING AUDIO?

Apple Music, Amazon Music, Deezer, Pandora, i servizi di streaming audio ormai sono più di un centinaio, senza contare che il più utilizzato rimane Youtube; quest’ultimo però ha la grossa pecca di non essere avviabile in background da Smartphone.

Spotify rimane migliore dei suoi competitor per tre semplici motivi: il costo, l’interfaccia e le playlist settimanali.

Ma di questo e molto altro ne parleremo un’altra volta.

 

NEL MENTRE, SCARICATEVI SPOTIFY DESKTOP.

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