Una tranquilla campagna elettorale

 

COSE CHE SOLO IN ITALIA

 

Siamo quasi alla fine della campagna elettorale. Nel corso del mese di febbraio si sono susseguiti numerosi highlight, fra i più importanti ricordiamo il Movimento Cinque Stelle e la loro eterna lotta interiore contro l’onestà, o anche il combattimento tra Giorgia Meloni e il direttore del Museo Egizio di Torino.

 

MA ANDIAMO AD ANALIZZARE I VERI PROTAGONISTI DI QUESTA STORIA

 

LUCA TRAINI

 

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Luca  è un ragazzo come tanti. Quasi trent’anni, va in palestra, legge libri. Tutto sembra normale, ma ha un vizietto: quello della violenza. Basta andare a toccare i punti giusti per liberare il suo potenziale nascosto. Proprio per questo motivo un giorno ascolta una notizia alla radio, sente le parole ”omicidio, ”ragazza”, ”nigeriano” tutte pronunciate di fila e gli s’incricca il motore del ragionamento. Prende la pistola e si dirige a Macerata a sparare a qualsiasi forma di vita deambulante dalla pelle scura, per il semplice motivo che dei nigeriani c’entravano con l’omicidio di una ragazza.

 

Un po’ come se io andassi a sterminare i salmoni perchè l’altra sera il mio amico ha fatto indigestione di sushi.

 

LAGGENTE

 

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Ogni volta che succede qualcosa in Italia, le reazioni migliori si trovano in rete. Basta aprire Facebook per capire come il gesto di Traini abbia spaccato in due l’opinione pubblica: da una parte chi lo condanna ferocemente, dall’altra chi lo sostiene. Esatto, si sta veramente discutendo se sia giusto o meno il gesto di un criminale, folle e xenofobo. E non solo: il partito di estrema destra Forza Nuova decide pure di pagargli tutte le spese legali.

 

Non serve che io vi dica cosa sarebbe successo se la giovane ragazza fosse stata invece uccisa da un maschio bianco caucasico italiano, vero?

 

LA CLASSE POLITICA

 

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Infine, la politica. Capiamoci subito: un gesto come quello di Traini, in piena campagna elettorale, è come una bomba pronta a esplodere. Tutti sanno che va disinnescata, ma nessuno vuole assumersene il rischio. Per questo le fazioni di centrodestra hanno subito commentato distogliendo l’attenzione dai fatti, concentrandosi sulla ragazza uccisa e occhio, solo sulla ragazza uccisa. Le vittime ferite da Traini non hanno meritato l’attenzione di nessuno.

Tranne di Salvini ovviamente, la cui reazione è semplice: bisogna diminuire il numero di immigrati, dice. Ormai sembra di sentire un bot di telegram.

 

Per le fazioni di centrosinistra, invece, presumo sia andata più o meno così:

«A regà, mica possiamo tirare fuori la parola con la F, ci giochiamo i voti così»

«Allora anche a ‘sto giro ce la caviamo con un semplice “Abbassiamo i toni?”»

«ANDATA»

 

Poi c’è il ministro Minniti.

Lui ha sponsorizzato dei lager a cielo aperto in Libia perchè aveva previsto il gesto di Traini.

 

NON FA UNA PIEGA

 

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LE CONSEGUENZE

 

Faccio coming out: io voto a sinistra, e sono quello che viene comunemente definito antifascista; la cosa figa è che non dormo nei centri sociali e non ho mai fumato una canna in vita mia.

«Ma Marco, il tuo è uno stupido stereotipo!»

In che senso?

Ah giusto, colpa mia.

 

NON VI HO NARRATO LE CONSEGUENZE DEL GESTO DI TRAINI.

 

Qualche giorno dopo i fatti di Macerata, nella stessa città si svolge un corteo antifascista. La propaganda di destra ci mette pochissimo a farlo passare per un atto inutile, perchè i problemi sono ben altri. Il dibattito pubblico si sposta subito sul pericolo di un ritorno al fascismo. Da una parte abbiamo chi mette in evidenza come in realtà il pericolo sia più imminente che mai, dall’altro chi assicura che il fascismo non ritornerà mai, e che nel caso comunque fascismo significa rispetto e ordine.

 

COME IN QUESTO CASO:

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Dai colpa mia, sto generalizzando: coglioni del genere esistono a prescindere dalle ideologie.

 

Manco a farlo apposta, il dibattito diventa sostanza proprio in questi ultimi giorni di campagna elettorale. Prima viene legato mani e piedi e pestato un dirigente di Forza Nuova, la sera stessa dei militanti di Forza Nuova irrompono nello studio di DiMartedì; il giorno dopo un militante di Potere al Popolo viene accoltellato. Non finisce qui: manifestazioni antifasciste un po’ in tutta Italia, anche nella mia città, Torino, convincono gli elettori di destra che l’antifascista è fondamentalmente una persona violenta che fuma erba e dorme nei centri sociali.

 

NON FUNZIONA PROPRIO COSÌ.

 

Essere antifascista dovrebbe essere un requisito fondamentale di ogni italiano. Ricordatevi sempre che se adesso possiamo leggere questo blog dal nostro smartphone cinese e poi giocare alla Playstation 4, dobbiamo solo ringraziare chi ha liberato l’Italia dal fascismo.

 

IL CORTOCIRCUITO IDEOLOGICO DELLA VIOLENZA

 

La conseguenza più notevole di questo clima politico è stata il dibattito sulla violenza.

Noi di sinistra siamo i primi a condannare la giustizia-fai-da-te, eppure molti non hanno esitato ad alzare il forcone in segno di vittoria dopo il pestaggio del dirigente di FN. Dobbiamo capire che usare la violenza col fascista è una partita persa, per svariati motivi. Innanzitutto, il fascista è abituato ad avere il nemico immaginario. Ogni mattina si sveglia e condivide un meme reazionario top bottom con scritto una roba tipo:

“Mi hanno detto: Tu non sei forte abbastanza da affrontare la tempesta” top

“Così gli ho risposto: Io sono la tempesta” bottom

E magari il tutto è semplicemente il riassunto della partita a Fortnite della sera prima. In buona sostanza, lottare col nemico immaginario è il loro campo da gioco. Quando un fascista pesta un immigrato ha il favore del popolo, se invece il fascista viene pestato fa la vittima e diventa martire.

 

C’è anche un altro motivo per cui è una battaglia persa, che è anche il più importante: la violenza è sbagliata. Almeno per come la vedo io. So che è da sognatori credere in un mondo senza violenza, ma oggettivamente con la violenza non si risolve mai nulla. Se ammettiamo che il violento è una persona irrecuperabile, lo stesso non vale però per l’elettore medio, ingenuo e ignorante.

Ed è su queste persone che l’argomentazione non violenta e antifascista deve fare presa.

 

IN CONCLUSIONE

 

Tra tutto questo polverone il 4 marzo si avvicina, e probabilmente molti di coloro che leggeranno questo articolo non sapranno cosa votare.

Il consiglio migliore che posso darvi è di non votare se non sapete cosa state facendo. Se invece volete comunque esprimere il vostro diritto di voto, allora fate così:

Uscite con amici. Discutetene davanti a una birra. Confrontatevi, dibattete, ancora meglio se non la pensate allo stesso modo.

Perchè la democrazia non si riduce al semplice voto. Democrazia significa innanzitutto dibattito, confronto e partecipazione popolare.

 

ALMENO FINCHÈ NON TORNA IL FASCISMO.

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